IL LEGALINO

 

PRINCIPI DI GIURISPRUDENZA ADOTTATI

IN "TERMINATORE"

 

     Nel  giudizio di  legittimita',  ai  fini del  computo del termine di cinque  giorni  prima dell'udienza, concesso alle parti dall'art. 378 c.c. per  la  presentazione di memorie, il giorno dell'udienza assume il valore del momento iniziale e resta fuori del periodo utile mentre il  quinto giorno  costituisce  il  momento terminale,  e deve essere computato  in  base al principio generale di cui agli art. 155 c.c. e 2963 c.c.,  secondo  cui  del "dies  a  quo"  non si tiene conto e si considera invece il "dies ad quem".  Cassazione civile sez. lav., 23 febbraio 1998, n. 1926  Giust. civ. Mass. 1998, 407  Foro it. 1998,I,2200 osservazione (CAPONI)

     Il  termine  annuale  per  l'appello  deve computarsi  applicando  il criterio di cui all'art. 155 comma 2 c.p.c. ed aggiungendo un termine pari  a quello intercorrente tra il 1 agosto e il 15 settembre (di 46 giorni).  Consiglio Stato sez. IV, 5 ottobre 1998, n. 1278  Foro amm. 1998,fasc. 10 (s.m.)  Cons. Stato 1998,I,1499

    Qualora  il   giorno di  scadenza  del  termine breve  per  appellare previsto   dall'art. 325  c.p.c. sia   festivo,  la  scadenza   viene prorogata,  come per  tutti i termini processuali, al giorno seguente non festivo, a norma dell'art. 155, comma ultimo, del codice di rito. Peraltro, il carattere di "festivita'" viene determinato in base alla l. n. 260 del  1949  e  successive modificazioni. La ricorrenza della festa del  Santo  Patrono della citta' non e' considerata nell'elenco delle festivita'. Ne' la circostanza che in tale ricorrenza l'ufficio postale   non distribuisca   la  corrispondenza  puo' determinare  la eccezionale   proroga  accordata  dal  predetto  art. 155 c.p.c.,  in quanto,  come  affermato anche  dalla  Corte  cost. (sent. n. 80  del 1967), l'orario  dei  pubblici  uffici, che  il privato ha l'onere di conoscere per una diligente cura dei propri interessi, non incide sul diritto di difesa.  Cassazione civile sez. I, 14 dicembre 1998, n. 12533  Giust. civ. Mass. 1998,2574

     La  sostituzione  dell'originario disposto  normativo di cui all'art. 190   c.p.c. (che  prevedeva,  per  la  comunicazione delle  comparse conclusionali e delle memorie di replica, i termini di dieci e cinque giorni  "liberi" prima dell'udienza di discussione) per effetto della novella  di cui  all'art. 24  della legge  n. 353  del 1990  (che non contiene  piu'  menzione alcuna  di  termini "liberi") ha fatto venir meno  il fondamento  normativo  della  tesi secondo la quale i cinque giorni previsti dall'art. 378 c.p.c. per il deposito delle memorie in sede di  giudizio  di legittimita' dovessero intendersi come "liberi" (in  armonia, appunto,  con  le  abrogate disposizioni concernenti il deposito di  memorie  e  comparse nel  giudizio  di  merito), con  la conseguenza  che   la  norma   citata  non   puo' che  essere,  oggi, interpretata  alla  luce del  criterio  generale  di cui all'art. 155 c.p.c., secondo  il  quale  non vanno  conteggiati  il giorno e l'ora iniziali, computandosi, viceversa, quelli finali.  Cassazione civile sez. III, 4 novembre 1997, n. 10797  Giust. civ. Mass. 1997,2069

     In tema  di  opposizione  allo stato  passivo del fallimento, ai fini della  verifica della tempestivita' della costituzione del creditore, che   ai sensi  dell'art. 98  l. fall. deve  avvenire  "almeno cinque giorni  prima  dell'udienza"  fissata  dal  giudice delegato,  e'  da considerare,  come  dies a quo il giorno dell'udienza, che percio' va escluso dal  computo,  secondo  il principio  generale  stabilito dal comma  1 dell'art. 155. c.p.c.,  e come dies ad quem il quinto giorno anteriore all'udienza  stessa,  che  invece va computato, non essendo espressamente  previsto,  dalla  suddetta  norma, che  si  tratti  di termine libero.  Cassazione civile sez. I, 28 marzo 1997, n. 2807  Giust. civ. Mass. 1997, 498

    Ai fini  della  tempestiva costituzione del convenuto, in mancanza di una  espressa indicazione  normativa  sul  computo dei  termini, i 20 giorni  prima  dell'udienza di  prima  comparizione non devono essere intesi  come giorni  liberi, ma debbono essere conteggiati secondo la regola generale di cui all'art. 155 c.p.c. in base alla quale "dies a quo  non computatur in termino". Trattandosi poi, per la costituzione del  convenuto, di  termini  da  computarsi a  ritroso,  deve  essere considerato  "dies  a  quo"  il giorno  della  prima  udienza, mentre l'ultimo  giorno utile  per  la  costituzione rappresenta il "dies ad quem".  Tribunale Milano, 2 luglio 1996  Giur. it. 1997,I,2, 305 nota (DALMOTTO)

     Ai fini  della  verifica  della tempestivita'  della costituzione del convenuto,  che  nelle controversie  soggette al rito del lavoro deve avvenire,  ai  sensi dell'art. 416,  comma  1, c.p.c.,  "almeno dieci giorni  prima  della udienza",  e'  da considerare come dies a quo il giorno  dell'udienza, che  percio'  va escluso dal computo secondo il principio  generale dell'art. 155  c.p.c.,  e come  dies  ad  quem il decimo giorno  anteriore all'udienza stessa, che invece va computato, non  essendo  espressamente previsto  dalla  norma  che si  tratti di termine libero.  Cassazione civile sez. lav., 3 gennaio 1995, n. 26  Giust. civ. Mass. 1995, 4

     Il  termine  processuale (nella  specie,  termine per la notifica del ricorso  in cassazione)  che ha inizio durante la sospensione feriale dei  termini,  si computa  dal  giorno immediatamente successivo allo spirare  del periodo  di  sospensione e cioe' dal 16 settembre (e non dal 17 settembre).  Cassazione civile sez. II, 25 giugno 1994, n. 6116  Foro it. 1995,I, 873  Giur. it. 1995,I,1, 437

     Con   riguardo   a   controversie   soggette  all'operativita'  della sospensione dei    termini   processuali   in periodo   feriale,   la notificazione della sentenza durante il periodo - dall'1 agosto al 15 settembre  di  ogni anno  - della sospensione stessa ha l'effetto, in applicazione del disposto dell'art. 1 della l. 7 ottobre 1969 n. 742, di  differire l'"inizio" del termine breve d'impugnazione alla "fine" del detto periodo, con la conseguenza che, nulla innovando tale norma sui criteri di computo dei termini quali risultano regolati dall'art. 155  c.p.c., il detto "inizio" coincide col giorno 16 settembre, che, pertanto, e'  anche  il  primo del  detto termine breve, si' da dover essere nel medesimo computato.  Cassazione civile sez. II, 25 giugno 1994, n. 6116  Giust. civ. Mass. 1994,fasc. 6 (s.m.)

    Le   norme sull'ordinamento  del  pubblico  impiego non  stabiliscono particolari modalita'   di  computo  dei termini,  nell'adozione  dei provvedimenti  di  "status", per  cui  vanno  applicate in materia le disposizioni degli  art. 2963  c.c. e 155 c.p.c., che hanno validita' generale ed  in  forza  dei quali  il  computo dei giorni deve essere effettuato  secondo il  calendario  comune,  cioe' in  modo continuo, mentre  il computo a mesi puo' essere effettuato solo quando il tempo viene  espresso con  l'unita' temporale mese e non quando e' espresso con  l'unita'  temporale giorno,  osservandosi comunque il calendario comune  (art. 155 comma  2  c.p.c.)  con i criteri indicati dall'art. 2963 comma 4 e 5 c.c.).  Corte Conti sez. contr., 26 maggio 1992 n. 32,  Riv. corte conti 1992, fasc.3,11.  Cons. Stato 1992, II,1357.

     Se  la legge  solo  in alcune ipotesi prescrive giorni liberi (ad es. art. 163 bis  e  190 c.p.c.), non puo' questo principio applicarsi in tutti  i casi  in  cui l'atto considerato debba compiersi prima di un dato  momento. Pertanto, ai sensi dell'art. 155 c.p.c., il termine di 10 giorni,  fissato dall'art. 416 c.p.c., va calcolato a partire dal giorno   immediatamente  antecedente alla  udienza  e,  continuando a ritroso,  fino al decimo di scadenza del termine che va computato nel calcolo.  Tribunale Rossano 27 aprile 1992,  Informazione previd. 1992, 613.

   Il principio  desumibile,  dagli art. 2963 comma 2 c.c. e 155 comma 1 c.p.c.,  secondo cui  il  giorno iniziale del termine non deve essere computato,  ha portata  generale  e  trova applicazione  anche per il calcolo  dei  termini decorrenti  dalla data di entrata in vigore dei provvedimenti  legislativi di specifica deroga, deve essere computato secondo il generale principio.  Consiglio Stato sez.V 29 ottobre 1992 n. 1112,  Foro amm. 1992, fasc.10.

    La regola che un termine fissato a mesi deve essere computato secondo il  calendario  comune, posta  dagli art. 155, comma 2 c.p.c. e 2963, comma   1,  c.c., configura  espressione  di  un principio  generale, applicabile, in  difetto  di  diversa previsione,  tanto  in  materia processuale quanto  in  materia  sostanziale. Pertanto,  nel  caso di assunzione  in  prova  del  lavoratore  subordinato, per  un  periodo stabilito  in mesi, resta esclusa la possibilita' di determinare tale periodo,  anziche' alla  stregua  del  calendario, con il calcolo dei soli giorni  di  effettiva attivita' lavorativa, e quindi aggiungendo ai mesi di calendario tutti i giorni nei quali, per qualunque ragione (nella  specie, per  ferie),  sia  mancata la  prestazione, ostandovi l'inequivoca  espressione  letterale della  contrattazione,  che  non autorizza una siffatta deroga al richiamato principio sul computo dei termini, e  tenuto  conto  che una  tale determinazione comporterebbe l'illegittimita', in relazione al periodo massimo stabilito dall'art. 10  della  legge n. 604 del 1966, della pattuizione che prevedesse un periodo di prova di sei mesi.  Cassazione civile sez. lav., 12 settembre 1991 n. 9536,  Giust. civ. Mass. 1991, fasc. 9

     Il termine  breve  di sessanta giorni per la proposizione del ricorso per cassazione, quando la sentenza impugnata sia stata notificata nel periodo  di sospensione  feriale  dei  termini, ai  sensi  della l. 7 ottobre  1969 n. 742,  inizia a decorrere dal 16 settembre e scade il 14 novembre.  Cassazione civile, sez. II, 1 agosto 1990 n. 7720,  Giust. civ. Mass. 1990, fasc. 8

    Trattandosi di termine "a ritroso" nel quale cioe' la legge pone come momento iniziale  del  calcolo  il "dies a quem", anziche' il "dies a quo", il  termine  previsto  dall'art. 3 legge n. 392 del 1978 per la comunicazione della disdetta nelle locazioni di immobili abitativi va calcolato, in  base  ai  principi di  cui agli art. 155 c.p.c. e 2963 c.c., senza tener conto del "dies a quem" (coincidente con la data di scadenza   contrattuale  invocata e  punto  iniziale  del calcolo)  e computando, invece, il "dies a quo" (capo o punto fermo del calcolo), il quale   deve,   pertanto,   considerarsi ricompreso   nel  termine semestrale  dilatorio  di disdetta  ed  inutile  ai fini della valida proposizione.  Corte appello Bari 28 novembre 1988,  Foro it. 1990, I,1588 (nota).

    Il  termine annuale  d'impugnazione  (che  per le sentenze emesse nel rito del  lavoro  decorre dal deposito delle medesime, anziche' dalla lettura  in udienza del dispositivo) va computato, ai sensi dell'art. 155  c.p.c.,   secondo  il   calendario comune,  con  la  conseguente irrilevanza del fatto che in esso sia compreso il mese di febbraio di un anno bisestile.  Cassazione civile, sez. un., 29 marzo 1989 n. 1547,  Giust. civ. Mass. 1989, fasc. 3

Torna alla pagina iniziale

Copyright 2002 Il Legalino. Tutti i diritti riservati.
Ultimo aggiornamento  02-05-10